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Galleria Puccini
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"Scusate le spalle . . ." mostra d'arte di PATRIZIA CALOVINI

20 febbraio - 8 marzo 2016

Inaugurazione sabato 20 febbraio ore 18,00

Orario: dal martedì alla domenica 17,30-19,30

"Scusate le spalle..." ci dicono le donne della Calovini con quel pizzico di intelligente ironia che aiuta a sopportare il mistero della vita e che nei quadri precedenti dell' Artista fa sbocciare un lieve e distaccato sorriso su labbra carnose. "Mi piace sdrammatizzare. - dice l'Artista - Dipingere è anche giocare. E' piacere. E l'idea del gioco è presente nelle grandi tele intitolate "Photoshop 1" e "Photoshop 2". Le immagini si ripetono. L'effetto che si può ottenere al computer premendo pochi tasti. l'Artista in modo quasi provocatorio ed ironico lo rende con pennelli e colori. Le braccia della giovane donna in nero e in grigio sono sollevate a reggere un vestito che potrebbe essere un non vestito, ma struttura, impalcatura ripetuta e senza tempo

Perché le spalle?

La schiena dal punto di vista pittorico mi ha sempre affascinato, afferma l'Artista, per l'effetto dell'ombra e della luce. E come non pensare a Puvis de Chevannes e alle sue "Fanciulle in riva al mare"? Dove le schiene semplificate nelle forme diventano segni di un'atmosfera, di un mondo altro.

Le donne girate di spalle, quindi non svelate, contengono un senso di mistero. Guardano oltre, completamente disinteressate all'osservatore, immerse in un silenzio tattile, palpabile come pulviscolo dorato, "nella consapevolezza che l'Arte risiede spesso in quella terra sconosciuta nella quale per dire occorre tacere".

La Calovini dal davanzale del suo sguardo osserva e ascolta l'andare invisibile del tempo che alita appena e si blocca sulle balaustre, sugli sfondi, sulla pelle diafana delle spalle delle sue donne come laghi di luce. Che rumore ha lo scorrere del tempo? O che colore?

"Udir con gli occhi" dice Shakespeare nel sonetto 23.

Gli spazi sempre divisi da linee dritte ed angoli precisi accolgono figure di donne in attesa di qualcosa, sospese, bloccate sul limitare di un sogno. Lo spazio è un contenitore di colore, circostanza provvisoria al quale la donna del tutto isolata è indifferente. Non ci sono case, alberi, presenze. C'è solo lei, la donna ferma , di spalle ,un attimo prima che il gesto si compia o forse mai compiuto sarà assorbito per sempre dal nulla.

Le donne di questa sapiente Artista, cariche di suggestioni, col busto tagliato a metà da un parapetto di finto marmo o dalla linea orizzontale di un mare grigio e fermo come un sasso, ci trascinano dentro incantesimi che alludono ai candori e ai precipizi delle fiabe. Ma sempre queste immagini irreali, dalla pelle pulita dal flusso della luce, per l'inquietudine che evocano, per il particolare di un foulard annodato in testa, di uno scollo dell'abito, di una fila di bottoncini stretti dentro le asole del vestito, si legano saldamente alla nostra vita, come direbbe Anna Banti al "nostro attimo terrestre". Ed è anche questa la sorprendente originalità dell'Artista che non finisce mai di stupire e di stimolare la nostra inquieta contemporaneità.

Iride Cristina Carucci

Ottieni indicazioni con i mezzi pubblici verso: Galleria Puccini

Le entità fittizie

di Carola Barbero 06.07.2011

Le entità fittizie (quelle che troviamo nelle opere di finzione letteraria, cinematografica, pittorica, ecc.) pongono alla filosofia particolari questioni ontologiche e semantiche perché, se da un lato il fatto che siano frutto dell'immaginazione sembra spingere a favore di una loro estromissione dalla nostra ontologia, dall'altro sembra che se le escludessimo andremmo contro le nostre intuizioni riguardo alla verità degli enunciati che li coinvolgono.

Molte delle questioni sollevate riguardo alle entità fittizie potrebbero sembrare dei "problemi" riservati agli addetti ai lavori, cioè ai filosofi. D'altra parte, si potrebbe dire, che problema c'è con Hercule Poirot e Anna Karenina? Sono personaggi di romanzi, nulla più. Il punto però è più complicato: non basta sostenere che si tratta di personaggi di romanzi per eliminare il problema perché così, in realtà, non si fa altro che rimandarlo. Infatti, che cosa significa "essere il personaggio di un romanzo"? Si potrebbe rispondere dicendo che "essere il personaggio di un romanzo" significa "essere una persona che non esiste", perchè un personaggio di finzione come Anna Karenina, a differenza di una persona reale come Lady Diana, non esiste (e non è mai esistito) come individuo concreto. Ecco perché l'una è un personaggio fittizio e l'altra no. Tuttavia, si potrebbe ulteriormente obiettare, se si tratta di due tipi di "oggetti" diversi (fittizio l'uno e reale l'altro), come è possibile che condividano alcune proprietà, come quelle di essere figure femminili tristi, insoddisfatte e intenzionate a lasciare il marito andando contro tutte le convenzioni sociali? Poi, se tanto un personaggio come Madame Bovary quanto un personaggio come Anna Karenina non sono mai esistite e non sono nulla, come faremmo a distinguerle? Si potrebbe sostenere che banalmente le distinguiamo perché si chiamano in modi diversi, Emma l'una e Anna l'altra, ma che dire allora dell'Ulisse dell' e dell'Ulisse della ? E infine, come facciamo a stabilire – se accettiamo che entrambi non siano alcunché – che Sherlock Holmes sia più alto di Hercule Poirot?

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APhEx / Rivista con periodicità semestrale / ISSN 2036-9972

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di Gabriella Massara

Ad ogni facoltà il suo colore, ma il rosso rimane sempre il colore della laurea per eccellenza!

È arrivato finalmenteil giorno della discussione tesi e fremete per la proclamazione? Normale, chi non lo sarebbe? Oltre alla tesi, però, vi dovrete occupare della corona d'alloro , i confetti e decorazioni. Tra le mille proposte sul mercato, che siano confetti , fiori, nastri, copertine per la tesi, noterete che tutto gira attorno ad un unico colore: il rosso . Ma vi siete mai chiesti perché il colore associato alla laurea è il rosso?

Il colore della laurea è il rosso per varie ragioni. Primo fra tutti, il rosso ha un valore storico. Infatti, ai tempi dei Romani si era soliti usare la toga (di origine etrusca) come mantello sopra la tunica. Tutti i cittadini romani maschi la indossavano, ma quella delle più alte cariche politiche, dei magistrati e dei poeti era impreziosita da una bordura rossa proprio a voler simboleggiare l'importanza di queste personalità rispetto agli altri.

Romani bordura rossa

Un altro motivo per cui si usa il rosso è da legarsi a una tradizione più popolare: effettivamente questo colore è denso di significati positivi, il rosso si mostra come il colore di buon auspicio. Ad esempio nell'arte è il simbolo della fortuna , della forza , del successo e del fuoco . Il rosso è un colore molto potente, è sorgente di energia, stimola le forze del bene ed espelle l’energia negativa.

fortuna successo

In realtà non tutti sanno che il colore rosso non è altro che una convenzione e che in realtà ogni facoltà ha un colore diverso e questo colore varia da ateneo ad ateneo. Identificarlo è semplicissimo, è il colore della coccarda che viene posta nella toga.

ogni facoltà ha un colore diverso

Ad esempio, per l'ateneo di Catania i colori sono questi:

Quindi se volete essere originali, perché non accostare il colore rosso al colore della vostra facoltà? Un idea semplice è quella dei confetti: è tradizione di laurea inserire tra i confetti uno di colore diverso.

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